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La Casa Natale di San Galgano

L’identificazione di questo edificio con la casa in cui Galgano da Chiusdino nacque, verso la metà
del XII secolo, è remota. L’erudito locale Giulio Vincenzo Biagini, nel 1688, sulla base di una documentazione a noi non pervenuta, riteneva che Dionisia, madre del santo e a lui sopravvissuta, la avesse donata ai monaci cistercensi già stanziati sul Monte Siepi.

Casa natale di San Galgano

La casa, edificata all’interno del primo circuito murario del castello, al quale era andata appoggiandosi, corrispondeva a una struttura dalla irregolare pianta quadrangolare, interamente edificata in conci squadrati di pietra locale disposti su filari orizzontali, sviluppata per almeno due piani, l’inferiore dei quali, seminterrato, ricavato scavando parte del declivio.

Una struttura di un certo pregio, rispetto al tessuto insediativo del XII secolo.

Pur nell’assenza di specifiche attestazioni documentarie, un elemento non immediatamente visibile pare confermare quanto riportato dal Biagini.

Al di sopra del piccolo oculo circolare, ricavato più tardi sull’attuale facciata, è infatti riconoscibile il trimonte con infissa la spada sormontata da due alberi, inequivocabile emblema dei cistercensi dell’Abbazia di San Galgano, scolpito su una pietra facente parte della prima, significativa, stagione di interventi, probabilmente indirizzati alla nobilitazione della dimora del santo.

In questa fase, infatti, l’edificio subì una radicale revisione della facciata, nella quale venne aperta una porta con mensole sporgenti recanti semplici decorazioni, oltre alla definizione di un coronamento, costituito da beccatelli tronco piramidali sormontati da archetti, al di sopra dei quali si sviluppava un parapetto sporgente dotato di merlatura, dei quali solo quali solo due sono ancora conservati.

Ulteriori interventi, realizzati in mattoni, sono riconoscibili sulle murature interne dell’ambiente del piano terreno, oggi adibito a cappella, che venne anche dotato di una volta a botte.

Non è chiaro tuttavia se questi ultimi, culminati nella redazione dei dipinti murali recentemente riemersi, siano da attribuire all’attività dei monaci cistercensi, o alla Compagnia di San Galgano, sodalizio fondato nel 1185, col compito di incrementare il culto del santo concittadino e ancora esistente, alla quale era stata passata la proprietà della casa.

Dettaglio facciata casa Natale di San Galgano

Di fatto, le più antiche attestazioni di una trasformazione a fini di culto dei suoi ambienti risalgono a circa la metà del Trecento, come attestano alcuni testamenti rogati, precisamente nel 1348, ai tempi della diffusione dell’epidemia di peste nera: Gemma, moglie di Fazzino del Farfalla, lascia un suo bosco posto nelle vicinanze di Chiusdino ad una confraternita “la quale è nella casa di sancto Galgano”, mentre Bartolomeo di Fazio, Rinaldo di Ghinuccio e Minuccio del Massaio dispongono
altri lasciti per una cappella da farsi” nella casa del santo.

É anche forse grazie anche a questi lasciti che la cappella del piano terreno, la prima ad essere definita, venne dotata di un ciclo parietale dipinto, riferibili a questo stesso periodo, del quale si conserva solo un ampio frammento riportato in luce dai restauri del 2020, comprendente un tratto della balza ornamentale sottostante la volta e alcune figure di santi e angeli aureolati.

Verosimilmente sempre in questo periodo, nello specifico nel decennio dal 1320 al 1330, si deve l’apposizione in facciata del rilievo oggi conservato al museo e sostituito da un calco, raffigurante l’Arcangelo Michele che conduce San
Galgano a Montesiepi. Si tratta di un opera attribuita allo scultore senese Giovanni d’Agostino.

Non è chiara la sua provenienza. E’ stato tuttavia ipotizzato, anche in considerazione della particolarità della scena non immediatamente riconducibile alle storie del santo, che potesse far parte di un monumento (altare o sepolcro) che raffigurava altri episodi. Il monumento, forse mai completato, potrebbe esser stato pensato per l’abbazia oppure, data la vicinanza e la centralità dell’arcangelo, per la vicina chiesa di San Michele Arcangelo, oggi prepositura, dove avrebbe acquisito un senso immediato anche in forma isolata. seppur riconnessa al ciclo galganiano.

Altri interventi si ebbero nel corso del Seicento, quando si provvide ad una prima definizione di una cappella dotata di un altare ligneo anche al piano superiore che, successivamente, negli anni Settanta del secolo, venne radicalmente revisionata, anche tramite la definizione di nuove aperture nei muri perimetrali e a lavori che, fra le altre cose, condussero alla scoperta dei resti del camino originario della casa, del quale non rimane più traccia.

Si deve verosimilmente a questa stessa stagione di interventi l’apertura dell’oculo e delle monofore sulla facciata della cappella anteriore e la sua totale imbiancatura, probabilmente motivata, oltre che dalla volontà di procedere ad un aggiornamento generale condotto secondo il gusto barocco, anche dall’ipotizzabile degrado dei dipinti trecenteschi, connesso alla fortissima umidità ambientale.

L’edificio fu sede della (Compagnia di San Galgano fino al 1785, cioè fino alla promulgazione della legge sulla soppressione delle confraternite del Granducato di Toscana, decretata dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena.

I confratelli continuarono comunque la loro attività, come ne fanno fede i registri dell’epoca, fino a che si ricostituirono ufficialmente nel 1799. Nel 1801, con l’occupazione della Toscana da parte delle milizie francesi, l’edificio fu requisito e trasformato in caserma e in carcere.

Mentre gli ambienti dei piani superiori furono tutti ridefiniti per potervi organizzare le celle carcerarie, la cappella al piano terreno fu conservata per consentire la celebrazione della messa per i detenuti.

Fra il 1899 e il 1905 la cappella, nuovamente concessa in uso alla Compagnia, fu sottoposta ad un ampio restauro su progetto del pittore e restauratore Rotello Rotellini, materialmente eseguito dai fratelli Lolini di Siena, che ricalcò le decorazioni primitive della balza ornamentale, pur decidendo di occultare i pochi lacerti degli affreschi trecenteschi superstiti e aggiornando il resto della cappella a un gusto che oscilla tra il neogotico e il neorinascimentale.

Con l’occupazione napoleonica della Toscana e quindi di Chiusdino la Casa natale di San Galgano fu profanata. Gli occupanti francesi vi stabilirono il loro quartiere, adibendone una parte a caserma e a carcere.

A Questo periodo si deve probabilmente la ridefinizione della porzione più alta della facciata rifoderata con un paramento di pietre alternati a filari di mattoni, e l’apertura delle finestrelle corrispondente alle celle interne.

Scorcio casa Natale di San Galgano

Queste, in numero di quattro che si affacciano a due a due su uno stretto corridoio centrale, sono coperte da basse volte a crociera. Oltre alle massicce porte in legno ferrato si conservano, entro alcune di esse, gli originali tavolacci in quercia poggianti su sostegni quadrangolari di pietra.

Su questi scomodi letti su alcuni tratti delle pareti si notano iscrizioni incise o disegnate: il segno lasciato dai reclusi.

Le date incise più antiche datano al 1900, ma molte si concentrano nei primi anni Venti del medesimo secolo. Nel 1958 vi fu trasferito anche il masso sul quale la tradizione dice che si fosse inginocchiato il cavallo di San Galgano.

La casa natale è attualmente interessata da lavori di restauro per la realizzazione di un nuovo polo museale e sarà quindi possibile visitare per la prima volta interamente il palazzo storico e l’allestimento nel corso del 2026.