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Opere esposte al Secondo Piano

Reliquiario della testa di San Galgano
Il Reliquiario per la testa di San Galgano

A Pace o “Pacino” di Valentino, il più importante e famoso orafo senese della seconda metà del XIII secolo, nato verso il 1235 e documentato fino al 1296, è attribuito il reliquiario per la testa di San Galgano, opera realizzata in argento sbalzato e cesellato, rame dorato (il basamento) e bronzo fuso e dorato (le zampe di leone), filigrana, smalti champlevés e vetri e pietre cabochon.

Il sontuoso manufatto, a pianta ottagonale, alto 101 cm e con un diametro di 37 cm, è concepito come una micro-architettura, una sorta di torre completamente figurata rispondente a una tipologia comune ad altri reliquiari di matrice cistercense.

Nell’ordine inferiore, separati da contrafforti gotici al cui interno l’artista ha collocato coppie di angeli, sono sbalzati gli episodi principali della vita del santo:

  1. San Michele Arcangelo invita Galgano a seguirlo
  2. Il giovane chiusdinese si avvia verso Montesiepi guidato da San Michele
  3. Giunto a Montesiepi, Galgano taglia i rami di un albero per fabbricare una croce di legno
  4. Non essendo riuscito a costruire una croce, Galgano pianta la sua spada nel terreno
  5. I parenti tentano di far rinunciare Galgano alla sua scelta di vita eremitica
  6. Galgano viene tentato dal demonio
  7. Galgano riceve la benedizione divina
  8. La sepoltura al Galgano
Dettaglio del Reliquiario della testa di San Galgano

Nella parte immediatamente soprastante si alternano alcune immagini a mezzo busto di Gesù, della Madonna e di angeli. Nella fascia mediana appaiono le stesse figure di Gesù e della Madonna ma accompagnati dai dodici apostoli, a figura intera, disposte in coppia entro eleganti bifore. Nella fascia superiore le formelle sono invece dedicate alla glorificazione di San Galgano e, verosimilmente, dell’abate Galgano Visconti, colui che con probabilità iniziò, nel secondo decennio del Duecento, la costruzione della grande abbazia gotica, e pertanto celebrato come il vero erede della spiritualità di Galgano. In quanto omonimo del santo veniva definito “Galgano secondo”:

  1. Galgano è portato in cielo da due angeli
  2. Galgano il santo e Galgano l’abate, accolti da Gesù Cristo
  3. Gesù presenta Galgano il santo e Galgano l’abate a san Pietro
  4. San Pietro apre le porte del Paradiso ai due Galgano, accompagnati da un angelo
  5. San Pietro accoglie in Paradiso i due Galgano, accompagnati da un angelo
  6. I due Galgano ammessi alla contemplazione della Madonna
  7. Gesù Cristo incorona Galgano il santo; sulla destra Galgano l’abate
  8. Galgano da Chiusdino in mezzo a tutti gli altri santi

Il ciclo figurativo venne probabilmente tratto dalla “Vita Sancti Galgani” redatta nel Duecento da un monaco dell’abbazia e l’opera fu eseguita per l’abbazia di San Galgano, presumibilmente nella seconda metà dello stesso secolo. Un meccanismo consentiva alla fascia mediana di abbassarsi e rendere visibile la testa del Santo. Il reliquiario veniva spesso trasferito a Siena poiché i legami tra l’abbazia e la città furono strettissimi. Nei primi anni del Quattrocento il reliquiario è documentato presso l’Ospedale di Santa Maria della Scala; verso la fine del secolo venne trasferito nel monastero di Santa Maria Maddalena; nel 1549 fu collocato nel Monastero di Santa Maria degli Angeli, detto “II Santuccio” dove fu custodito fino al 1926 quando venne trasferito nel Museo dell’Opera del Duomo. Nel 1977 la testa del Santo fu tolta dal reliquiario e riportata a Chiusdino.

La corona per la testa di San Galgano
La Corona  per la testa di San Galgano

La funzione di questo straordinario oggetto, unico nel suo genere, era quella di “incoronare” la Testa di San Galgano, contenuta nel sontuoso reliquiario di Pace di Valentino. Un complesso meccanismo consente infatti l’apertura del reliquiario tramite lo scorrimento verso il basso della fascia mediana per rendere visibile la preziosa reliquia in particolari occasioni. Una volta che la Testa era esposta la corona veniva collocata in corrispondenza della fascia con le storie della glorificazione del Santo, dunque sopra la Testa. L’opera potrebbe essere stata realizzata nella bottega di Ugolino di Vieri (documentato dal 1328 al 1359) e Viva di Lando (documentato dal 1336 al 1341) due grandi maestri dell’arte orafa senese del XIV secolo. 

Dettaglio della corona per la testa di San Galgano

La corona si compone di otto placchette rettangolari in bronzo dorato, su cui sono applicate, con piccoli chiodi d’argento, alcune lettere, in caratteri gotici e smalto traslucido, che compongono la scritta: S. GHALGANO DE CHIVSLINO Laddove lo smalto è purtroppo scomparso, si può vedere che le lettere gotiche sono magistralmente decorate con incisioni e delicati bassorilievi di foglie: la preparazione di questo bassorilievo, attentamente valutata dallo smaltista, consentiva allo smalto di raggiungere effetti di diversa intensità cromatica. L’andamento della scritta è interrotto da quattro scudi a mandorla che riportano gli stemmi rispettivamente del comune di Chiusdino, della famiglia Tancredi (originaria di Massa Marittima ma trasferitasi a Siena), di nuovo lo stemma di Chiusdino e quello dell’abbazia di San Galgano. Otto fioroni arricchiscono il prezioso oggetto.

Frammento lapideo architettonico (chiave di volta) travertino dall’abbazia di San Galgano

Scultore senese del Duecento

Il frammento forse corrisponde ad una delle chiavi di volta dell’abbazia. La chiave di volta è l’elemento architettonico di raccordo delle nervature portanti delle crociere o degli archi. Nonostante le incrostazioni superficiali dovute all’azione degli agenti atmosferici, si notano residue tracce di colore che lasciano intuire una originaria finitura cromatica di pareti e strutture.

“San Galgano in preghiera davanti alla spada” – “San Michele Arcangelo appare a San Galgano” – Frammento lapideo proveniente dall’Abbazia di San galgano

San Galgano in preghiera davanti alla spada olio su tela dalla chiesa di santa Maria a Presciano (Siena) 

Pittore senese della seconda metà del Seicento 

Questo dipinto, qui presentato per la prima volta, è la testimonianza del grande successo e diffusione dell’episodio mistico dell’adorazione della spada. La possente figura di Galgano, in vesti eremitiche, avvolto dal manto rosso dalle ricche, gonfie pieghe di derivazione barocca, indica una collocazione cronologica sul finire del Seicento, così come l’arioso panorama in cui si distingue, sullo sfondo, il profilo collinare con Chiusdino.

San Michele Arcangelo appare a San Galgano olio su tela dalla cappella di San Galgano a Montesiepi

Pittore senese del Settecento 

Il dipinto, destinato forse alla devozione privata date le piccole dimensioni, rielabora in forme assai simili il tema ben illustrato nella grande tela con lo stesso soggetto, Il modello iconografico era sicuramente di successo data la capacità di raccontare l’evento con gusto scenografico, tipico del periodo tardo barocco, e un’ambientazione suggestiva nel paesaggio collinare intorno a Chiusdino.

Veduta panoramica dal Museo di San Galgano
“La Madonna appare ai santi Galgano e Nicola di Bari” e scorcio panoramico