La Sacrestia Inferiore

L’abbazia di San Galgano era dotata di due sacrestie tra loro sovrapposte, entrambe coperte da volte a crociera. Quella inferiore comunicava direttamente con la chiesa, mentre quella superiore era attigua al dormitorio dei monaci, ubicato al primo piano.
I due ambienti erano principalmente destinati ad accogliere i paramenti sacri e le reliquie del monastero.
La sacrestia inferiore, in gran parte già definita entro la metà del Duecento, corrisponde a un ambiente quadrangolare comunicante, oltre che con la chiesa, con la sala capitolare e con la biblioteca e sormontato da due crociere e da una volta a botte sottostante la scala che conduceva al dormitorio. Queste ultime, come le pareti, erano rivestite da sottili strati di intonaco, talvolta ridotto alla sola imbiancatura a calce. Il pavimento era costituito da pianelle in laterizio di forma romboidale.

Al di sopra di questi sono riconoscibili due fasi decorative successive, comunque risalenti al XIII secolo: una più semplice e meno appariscente, con racemi vegetali o semplici motivi geometrici imitanti decorazioni architettoniche, l’altra, di poco successiva e oggi riconoscibile solo in corrispondenza delle volte, dipinte in questa fase con un azzurro cielo stellato intervallato dalle geometrie dai vivaci colori realizzate sulle nervature.
Al centro della parete rivolta verso la sala capitolare è visibile un armadio a muro di raffinata realizzazione, un tempo dotato di ante in legno, che doveva contenere oggetti liturgici e devozionali, come ad esempio i preziosi reliquiari.
La sacrestia comprendeva un altare, forse sottostante la finestra rivolta a est.

Alla fine del Cinquecento, con l’Abbazia già in stato di grave abbandono, viene descritta come malandata e con gli intonaci cadenti. Il crollo del campanile sull’ambiente soprastante, avvenuto nel 1786, la privò per lungo tempo delle coperture, esponendola a considerevoli infiltrazioni che ne aggravarono le condizioni fino alla perdita di vaste porzioni della decorazione.
Durante il XIX secolo, in seguito alla riconversione del monastero in fattoria, la sacrestia venne utilizzata come cantina e, in anni più recenti, come falegnameria. E’ stata finalmente riaperta alle visite dopo un delicato intervento di restauro che volutamente mantiene quella cifra di frammentarietà costituente uno degli aspetti più suggestivi dell’Abbazia


All’interno di questo ambiente sono conservate due guglie duecentesche restaurate della facciata: non sappiamo quale dovesse essere l’aspetto definitivo della facciata dell’abbazia dato che non venne mai completata e il rivestimento in pietre squadrate si interruppe all’altezza dei portali. Un’idea dell’aspetto finito della facciata può essere rintracciata nell’opera di Andrea di Bartolo, raffigurante la “Depositio” di San Galgano.


Nell’opera la facciata appare idealmente completa e dotata di guglie. Evidentemente le guglie vennero realizzate prima che l’opera giungesse a compimento, finendo per essere riconvertite a ornamento per altri spazi pertinenti all’Abbazia.