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La Chiesa di San Sebastiano

Della chiesa di San Sebastiano, attualmente sede legale dell’Inclita ed Insigne Compagnia di San Galgano, non conosciamo l’anno di erezione.

Le lapidi che si trovano al centro della facciata, delle quali una rappresenta San Galgano mentre infigge la sua spada sulla vetta di Montesiepi, e l’altra riporta la data “1466”, non sono state eseguite per l’edificio ma provengono da Siena, ed esattamente dalla facciata del monastero di Santa Maria Maddalena, poi detto di Ognissanti, a Siena in via Roma, che apparteneva ai monaci cistercensi di San Galgano e che, soppresso durante l’occupazione napoleonica, fu demolito per far posto all’attuale parco boschivo attiguo al palazzo Bianchi Bandinelli.

Facciata Chiesa di San Sebastiano

Comunque, la struttura muraria della chiesa, dichiara un’origine quattrocentesca, probabilmente correlata alla necessità di scongiurare pericoli di epidemie, di pestilenze, contro le quali il santo è invocato.

Che la chiesa sia stata costruita per ospitare le reliquie di San Sebastiano, donate a San Galgano da papa Alessandro III, è una tradizione popolare non supportata purtroppo da documenti.

L’edificio ad aula unica e con copertura a capriate, ha subito interessanti modifiche ed ha assunto l’aspetto attuale alla fine del XIX secolo.

La pavimentazione, ad esempio, che presenta un doppio registro di “mezzane”, più grandi nella prima parte della chiesa, più strette e di foggia più moderna nella parte antistante il presbiterio, e la traccia del basamento di un altare verso la metà della parete di sinistra (rispetto a chi entra), fanno pensare ad un ampliamento sostanziale della chiesa: il primitivo oratorio doveva essere piuttosto piccolo e la posizione dell’altare diversa dall’attuale.

Vi ebbe sede una confraternita di laici dedicata a San Sebastiano, approvata dall’autorità ecclesiastica nel 1593 e che ebbe vita fin quasi alla fine del Settecento quando fu soppressa dal granduca Pietro Leopoldo nel 1785.

L’ampliamento della chiesa, con il raddoppio del volume e l’inserimento del presbiterio, si ebbe presumibilmente all’inizio del XIX secolo, quando vi si trasferì l’Inclita ed Insigne Compagnia di San Galgano che era stata sfrattata dalla sua sede originale, la casa di San Galgano: l’altare infatti ha forme decisamente neoclassiche.

Un’ulteriore sistemazione dello spazio avvenne alla fine dell’Ottocento, quando fu modificata la scala di accesso: inizialmente l’accesso era consentito da due rampe ai lati della porta, ma ciò rendeva particolarmente difficili le liturgie processionali, per cui dall’ingegnere Galgano Petrucci fu progettata l’ampia scalinata attuale. Per impedire che la scalinata invadesse interamente la piazzetta, fu abbassata anche la parte iniziale del pavimento, all’interno.

All’interno della chiesa, di particolare pregio è la vetrata posta sull’occhio della facciata, del XV secolo, rappresentante San Sebastiano al centro, fra i santi Rocco di Montpellier e Leonardo di Noblat.

Scorcio e scalinata della Chiesa di San Sebastiano

Quella posizionata nell’occhio è attualmente una copia: l’originale si trova nel Museo Civico e Diocesano di Arte Sacra.

Sull’altare è posta una statua in gesso di San Galgano, di mediocre fattura, realizzata negli anni Venti del Novecento, dono del cavaliere Ghelardo Pacini, chiusdinese trasferitosi a Roma ove aveva una celebre sartoria di abiti e paramenti ecclesiastici.

Assieme alla statua di San Galgano, il Pacini donò le statue del Gesù Morto e della Madonna Addolorata, che si conservano nella sacrestia e vengono esposte soltanto il venerdì santo.

In prossimità dell’arco di accesso al presbiterio, un grande stendardo processionale, il “bandierone”, in seta dipinta che rappresenta San Galgano in preghiera, realizzato negli anni Trenta del Novecento e dono della famiglia Atticciati.

Ancora sul presbiterio un crocifisso processionale cinquecentesco, sovrastato dalla sua bandinella che reca l’insegna dell’Inclita ed Insigne Compagnia di San Galgano.

È stato distrutto, purtroppo, il sedile ligneo per i confratelli che si trovava lungo le pareti laterali.