Opere esposte al Primo Piano

Ser Galgano conficca la spada nella roccia 1466 bassorilievo in marmo dalla chiesa della Compagnia di San Galgano (già oratorio di San Sebastiano)
Urbano da Cortona (Cortona, 1426 circa – Siena, 1504)
Fonti documentarie narrano che, per timore della nuova fondazione monastica di Galgano, che aveva ottenuto l’approvazione papale, alcuni ‘invidiosi’, forse i monaci della vicina abbazia di Serena o lo stesso pievano di Chiusino, avrebbero spezzato la spada conficcata da Galgano in terram, non riuscendo ad estrarla ed incorrendo nel mortale castigo della vendetta divina. Il santo, al suo ritorno da Roma, fu invitato dal Signore a piantare di nuovo la spada nello stesso luogo ed essa si conficcò ancora più saldamente.
L’iconografia ha illustri precedenti nei modelli trecenteschi, come nel rilievo di Giovanni d’Agostino oggi nella Pinacoteca Nazionale di Siena. L’opera, eseguita da Urbano da Cortona, allievo di Donatello, era probabilmente collocata sulla facciata del monastero di Ognissanti a Siena.

San Galgano condotto da San Michele arcangelo a Montesiepi 1320 – 1330 bassorilievo in marmo dalla casa natale di San Galgano a Chiusdino
Giovanni d’Agostino (Siena, post 1310 – 1348)
L’opera faceva probabilmente parte di un monumento più complesso corredato da altri episodi della vita del santo. La rappresentazione raffigura uno degli episodi salienti della vicenda galganiana. Nonostante lo stato di conservazione non ottimale dovuto alla lunga permanenza esterna del rilievo, è comunque possibile coglierne l’eccezionale qualità specialmente per la realizzazione dell’elaborata chioma del boschetto di Montesiepi. particolare stilistico che lo inserisce a pieno titolo nella grande scultura gotica senese.

Stemma Pannocchieschi d’Elci bassorilievo in marmo dalla canonica di Ciciano
Scultore senese degli inizi del Quattrocento
Appartenevano alla famiglia Pannocchieschi d’Elci i vescovi volterrani in carica negli anni in cui si svolgeva la vicenda terrena di Galgano. Si deve al vescovo Ugo la prima raccolta di testimonianze, effettuata immediatamente dopo la morte del santo e forse la realizzazione della cappella di Montesiepi, innalzata nel 1185 a protezione della spada e della sepoltura di Galgano. Il suo successore, Ildebrando istituì la prima commissione per la canonizzazione del Santo.

San Sebastiano e San Rocco
Pittore toscano del Seicento
Olio su tela dalla chiesa della Compagnia del Santissimo Sacramento a Frosini per concessione temporanea degli eredi di Venceslao Spalletti Trivelli
I dipinti raffigurano due dei maggiori santi taumaturghi della cristianità. San Sebastiano, presentato nel momento del martirio, godette fin dall’antichità di un culto vastissimo divenuto ancora più popolare in occasione della peste che, nel 680, colpì Roma e Pavia, dove il flagello cesso in seguito a processioni con le reliquie del santo. Da questi episodi ebbe origine e si diffuse la sua fama di protettore dalle epidemie che lo accomuna a San Rocco, il santo pellegrino invocato anche contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali.

Madonna col Bambino 1336 tempera su tavola dalla cappella di San Galgano a Montesiepi
Niccolò di Segna (Siena, documentato dal 1331 – 13482)
L’opera faceva parte di un trittico-reliquiario appositamente realizzato da Niccolò per la cappella di San Galgano a Montesiepi. Il trittico, a fondo oro, era costituito da una tavola centrale raffigurante la Crocifissione e da due scomparti laterali con san Michele Arcangelo e san Galgano. La tavola centrale, movibile a guisa di sportello, presentava nella faccia posteriore questa immagine della Madonna con in braccio il Bambino bene-dicente. La Vergine guarda amorevolmente il Figlio con sguardo meditativo, segnato dal presagio della Passione, cui allude anche il manto rosso che lo avvolge.
Manifattura senese del Quattrocento
San Sebastiano, San Rocco e San Leonardo vetro in pasta colorato, legato al piombo dalla chiesa della Compagnia di San Galgano (già oratorio di San Sebastiano)
L’opera era collocata in origine nella facciata dell’oratorio di San Sebastiano, il quale veniva invocato insieme a san Rocco e san Leonardo per scongiurare le frequenti epidemie di peste. L’oratorio fu sede di una confraternita di laici, fino a quando non fu soppressa dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo nel 1785. Nel 1801 vi si trasferì la confraternita di San Galgano, cui nel frattempo era stata tolta la proprietà della vicina casa natale del santo, trasformata in caserma delle truppe francesi che occupava Chiusdino. Questa confraternita vanta il primato di essere la più antica tra quelle ancora esistenti essendo stata fondata nel 1185.
